«Gli italiani sono conisderati grandi maestri in tutto il mondo, dobbiamo imparare da loro». Intervista a Cinghiz Sulumbekov, giovane regista del Kirghizistan

Quest’anno il debutto di Cinghiz Sulumbekov con «Il girasole» ha ottenuto vari premi ai festival internazionali in Russia, Germania, Kazakistan e Croazia.

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Il 26 enne regista kirghiso ha conquistato la giuria e il pubblico con il suo lavoro profondo, che affronta tante problematiche. Si parla della solitudine, delle aspettative per l’aiuto dei figli grandi, della ricerca della compagna di vita nella terza età.

Daria Pushkova, direttore del Centro Russo di Scienza e Cultura a Roma ha conversato con Cingiz su come è stato creato il film, sui progetti futuri e sulle nuove idee, nonché sul cinema italiano.

– Buongiorno, Cingiz! Congratulazioni per il successo all’inizio della sua attività! Premi e vittorie, tantissimi feedback positivi da parte dei critici: è sempre piacevole, ma è anche il segno che va nella direzione giusta. Ha solo 26 anni e ha girato un film così saggio e nello stesso tempo così bello. Con tanto piacere ho seguito il Suo lavoro di operatore nel film «Il girasole», ho seguito il suo pensiero di regista…il finale mi ha fatto sorridere. Quale reazione si aspettava dallo spettatore?

– Non ho pianificato nulla. Anzi, in quel momento stavo lavorando a un altro documentario. Il mio incontro con il personaggio, che era diventato il protagonista del «Girasole» è stato un puro caso. Ci siamo conosciuti, mi è piaciuto, così caldo e aperto. E ho deciso di girare un film su di lui. Dopo due giorni sono andato da lui con la videocamera e ho ascoltato il racconto della sua vita: che cosa fa, con chi vive. Il film è nato così.

– Perciò è stata fortuna… Io invece mi chiedevo come mai un regista così giovane nel suo primo film parlasse di terza età, di problemi che dovrebbero essere ancora lontani da lui…

– Tanti dicevano che questo tema è troppo maturo per me. Invece il lavoro con il protagonista mi ha molto coinvolto. È durato tre mesi, ma alla fine sono entrate nel film le riprese di sole 2 settimane. È stata la mia prima esperienza come regista, prima lavoravo come di operatore cinematografico.

– Voleva provare la Sua qualità di regista oppure è stato l’incontro con questa persona a convincerLa di provare a girare un proprio film?

– Avevo l’idea di creare un mio film come regista. Però pensavo sempre di non essere ancora all’altezza. Prima abitavo al centro della città, e quando mi sono trasferito all’est, a 5 minuti da casa mia c’erano i campi. Li abitava la gente di campagna che viene in primavera e fino all’autunno coltiva le fragole. Inizialmente mi sono piaciute queste casette, proprio qui vicino – sembrava una città intera! E molto il contrasto con la città. Ho una foto dove in primo piano ci sono queste casette e dietro di loro ci sono i palazzi multipiano, la civiltà… E così una sera, mentre passeggiavo, l’ho visto lì – l’unico vecchietto, che tra tutte le fragole coltivava i girasoli. Probabilmente per questo motivo ho deciso di girare il film su di lui. Emergeva tra gli altri.

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Foto: http://citylab.kg

– A che età ha deciso di voler girare film?

– Dopo la scuola mi sono iscritto alla facoltà di giurisprudenza ma già dopo un anno ho capito che non era per me. Ho parlato con mio amico che studiava alla facoltà di recitazione dell’Università di arte e di cultura di «Bubusara Beishenalieva». Mi ha presentato il decano della facoltà di cinema e di televisione. Da lui ho appreso gli sbocchi professionali esistenti in questo campo. Amo l’attrezzatura e mi piace fare le videoriprese. Così ho deciso di diventare operatore cinematografico.

– Il Suo prossimo progetto?

– Ho qualche idea in mente, un paio di protagonisti. Per il momento è tutto in fase di trattative. So di sicuro che non voglio riprendere personaggi famosi. Mi interessano le persone semplici. Credo che in futuro i miei protagonisti saranno gli stessi, come questo vecchietto protagonista di «Girasole».

– Ha intenzione di proseguire con la carriera di regista?

– Ora mi sono concentrato sul mestiere di operatore. Mi manca l’esperienza. Quando giro le scene di notte, sembra che l’immagine si veda, ma al momento del montaggio mi accorgo che c’è qualcosa che non va.

– Che genere di cinema preferisce?

– Cinema d’autore, senz’altro. Anche se alcuni dicono che non si può suddividere secondo questo criterio. Dico questo: mi piace il cinema che tocca l’anima. E può essere di qualsiasi genere. Degli ultimi film che ho visto mi era piaciuto molto il russo «Kitoboy». Ottimo film.

– L’ha visto prima o dopo il Suo «Girasole»? Ho avuto la sensazione che Lei e il regista di «Kitoboy» siate per così dire gemelli nell’anima.

– L’ho visto dopo. Ma mi è piaciuto molto. È un film d’azione, ma si sente che al centro sta l’uomo e la natura. Mi piacciono molto i film di Sergey Dvoretskij, in particolare i suoi primi lavori come «Tulipano», per esempio.

– Siccome seguiamo la Sua attività dall’Italia, non posso fare a meno e di chiederLe del cinema italiano. Come lo immagina? Si ricorda il film di Vittorio De Sica «I girasoli»?

– Ho visto dei film di Vittorio De Sica, ma devo dire che non conosco «I Girasoli». Dovrò vederlo! Adoro Paolo Sorrentino, Federico Fellini naturalmente. Anche l’operatore cinematografico che ha girato il film «L’ultimo Imperatore» Bernardo Bertolucci.

– Si chiama Vittorio Storaro. Che coincidenza! Proprio un paio di settimane fa ho partecipato alla cerimonia della premiazione del Maestro con il premio internazionale «Tatiana Pavlova». Il premio porta il nome dell’attrice del XX secolo che ha portato sugli Appenini il metodo Stanislavskij; aveva insegnato regia presso l’Accademia di arte drammatica di Roma ed era regista di alcuni spettacoli del Teatro La Scala. Anche se la cerimonia si è svolta online – siamo riusciti a vederci con Vittorio Storaro – collegandoci dal Centro Russo di Scienza e Cultura di Roma. Lui è un maestro nel suo mestiere!

– È vero, il cinema italiano è tutt’altra cosa. Un mio collega dice che quando vedi un film italiano e metti in pausa, può essere già un poster per il film! Gli italiani hanno un enorme patrimonio artistico, sono i grandi maestri e noi stiamo imparando da loro.

– Come vanno le cose ora, i giovani registi in Kirghizistan?

– Abbiamo tre festival. Se partecipi in quelli, sicuramente qualcuno ti nota, o dai paesi CSI o dai Paesi europei, e ti invita a partecipare ad altri concorsi. Cosi siamo riusciti a venire al festival internazionale del documentario e del film d’animazione «DOK» di Lipsia, dove «Il girasole» è entrato nella shortlist per «Il miglior cortometraggio estero». In Germania tanti mi chiedevano da dove venivo e nessuno sapeva dove si trova il Kirghizistan. Perciò ho dovuto mostrarlo sulla cartina.

– E come è stato accolto il film «Il girasole» dal pubblico?

– In generale, ridevano, dall’inizio alla fine. Emozioni positive, tanti commentavano che è un bel film. Tutti si chiedevano come sarebbe finita la storia…

– Invece abbiamo un finale aperto… Non piace a tutti gli spettatori. Allora, possiamo riaprire il sipario? Come si chiama il protagonista? Quanti anni ha?

– Si chiama Kerimbaj. Ha 71 anni.

– Incredibile!

– E così, quando abbiamo girato il film aveva 71 anni. Quest’anno ne ha già 73. Ed ancora era alla ricerca della sua donna!

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Foto: http://citylab.kg

Ha raccolto i frutti? La viene a trovare ogni tanto?

– Si, ha trovato una compagna con la quale oggi vive insieme.

– Storia meravigliosa. C’è una differenza tra come è stato accolto il film in casa e in Europa?

– È stata più o meno uguale. Per me è stato più sorprendente vedere come in Germania tante persone vadano a vedere i documentari. In Kirghizistan anche se inviti gratis, comunque vengono in pochi. Invece in Germania c’era la fila per entrare. Non sono riuscito a vedere alcuni film, nonostante avessi un permesso. Veramente, mi ha colpito tanto la passione del pubblico per i film documentari.

– I Suoi genitori sono felici per il successo del figlio?

– Sì, sono felici e orgogliosi. All’inizio erano contrari. Pensavano che fosse un hobby e non una professione, poi hanno capito che è un’arte a sè.

– Come si immagina tra 10 anni?

– Certamente ho dei sogni. Arrivare al Festival di Cannes, al festival di Venezia… Vediamo che si riesce di fare.

– Le auguriamo che tutto si avveri! Buon Anno!

- Grazie! Anche al vostro Centro in Italia tante belle cose!

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Cinghiz Sulumbekov è nato 31 agosto 1994 nella regione di Bakaj-Ata in Kirghizistan. Dopo il liceo, è entrato all’Università statale di arte e cultura «Bubusara Beishenalieva» e si è laureato con la specializzazione di «Operatore cinema e TV» (2013-2018).