SoftMantha comes to Power. Imporrà volontà degli Stati Uniti all'Europa

Aleksej Pushkov, presidente della Commissione del Consiglio della Federazione per la politica dell’informazione e della cooperazione con i mass media e già presidente della Commissione Affari esteri della Duma dal 2011 al 2016, commenta la strategia del nuovo capo dell’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID).

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Сhe ne pensa del trasferimento di Samantha Power al nuovo incarico?

Per le posizioni chiave Biden sta cercando di attingere alla vecchia Amministrazione Obama. Se parliamo del settore della politica estera, praticamente ci troviamo di fronte all’Amministrazione Obama 2.0. Sono sempre gli stessi che conosciamo dal periodo della presidenza Obama. E perciò non mi sorprende che Biden chiami Samantha Power. Nell’ambito ideologico e politico il compito affidato all’USAID è molto importante: si tratta di una proiezione della “soft power” americana, dell’influenza politica americana, e tra l’altro dell’attività eversiva nei confronti degli altri Paesi.

Samantha Power è una figura ben nota, dotata di aggressività politica insieme alla convinzione quasi dogmatica della giustezza dei cosi detti “nuovi valori americani”. Con lei avremo a che fare non con un politico appartenente alla scuola del realismo politico che considera anche gli interessi degli altri Paesi e coordina la politica americana con questi interessi. No: condurrà una politica di rafforzamento dell’influenza americana nonostante tutto e contro tutto e tutti.

Altra questione è per quanto riuscirà a imporre l’approccio americano, visto che questi “nuovi valori” incontrano resistenze pure nei Paesi alleati degli Stati Uniti. Per esempio, i così detti matrimoni omosessuali, per cui fortemente lotta l’amministrazione attuale – e, naturalmente, Samantha Power – sono riconosciuti da 14 Paesi dell’Unione Europea, ma in altri 13 non sono autorizzati.

Rafforzamento dell’influenza americana attraverso finanziamenti a vari programmi specifici (borse di studio, etc.); ulteriore diffusione dell’ideologia “liberal” aggressiva insieme ai criteri americani; sono questi gli obbiettivi principali di Samantha Power. Dal punto di vista della sua attività fino ad oggi e di quegli obiettivi stessi, sembra che Biden la consideri la candidatura perfetta.

– In veste del rappresentante permanente degli Stati Uniti presso l’ONU per un periodo abbastanza lungo, è molto probabile che la Power conosca bene la situazione nei vari Paesi, soprattutto i punti deboli che si possono attaccare. Secondo Lei, a quali Paesi presterà attenzione Samantha Power, non appena assumerà l’incarico? L’USAID è operativa ai Balcani e nell’Europa Orientale, invece non è rappresentata in Europa Occidentale.

L’Europa orientale rimane oggetto della colonizzazione politica ed ideologica per il semplice motivo che proprio nell’Europa Orientale si conservano una visione e valori tradizionali. Se guardiamo la stessa Unione Europea, vediamo in effetti che due Paesi dell’EU, Polonia e Ungheria, si oppongono ai tentativi dell’UE di imporre i duri criteri di Bruxelles su una serie di settori della vita sociale anche con lo scopo di indebolire i valori tradizionali. Sentimenti conservatori sono forti anche in Repubblica Ceca e in Slovacchia, ma anche nei Paesi baltici.

Il compito di Samantha Power sarà di sottomettere quanto più possibile questi paesi alla politica estera statunitense attraverso gli strumenti finanziari ed altri in suo possesso. Gli USA hanno la possibilità di finanziare, attraverso l’Agenzia, organizzazioni non profit estere. Credo che lo strumento finanziario sarà utilizzato al massimo affinché gli altri Paesi si allineino alla leadership americana, non solo nella sfera militare e politica ma anche nel campo dei valori e nella dimensione ideologica.

Immagino, che gli americani maturano da tempo l’idea della creazione del mondo globale nel quale vorrebbero vedere i loro alleati vicini del tutto inglobati nel sistema dalle coordinate americane, come Polonia e Ungheria. Non escludo che la maggior attenzione sarà data anche alla Turchia, perché Erdogan suscita preoccupazione nelle forze liberal americane a causa della sua politica illiberale ma anche per tratti di indipendenza nella politica estera.

– E gli stati CSI?

– Per quel che riguarda gli stati – le repubbliche dell’ex Unione Sovietica, qui, credo il compito sia più limitato. Si tratta di finanziare programmi e organizzazioni che lavoreranno per staccare le stesse repubbliche dalla Russia. Al centro non stanno i valori, ne’ la revisione dei criteri tradizionali e nemmeno stimolare questi Paesi a rinunciare ai regimi autoritari. Nella visione degli Stati Uniti questi Paesi possono pure rimanere autoritari ma nello stesso tempo basta che restino leali agli Stati Uniti, optando per la strategia del contrasto con la Russia oppure smettendo di collaborare con essa.

Ci sono già arrivati messaggi da Washington da parte di alcune persone per cui l’amministrazione di Biden intende trasferire la competizione con la Russia vicino alle sue frontiere, nella così detta periferia post-sovietica, ed iniziare la lotta guardando ai nostri alleati oppure ai paesi storicamente vicini a noi: Kazakistan, Uzbekistan, Armenia, Bielorussia. Gli Stati Uniti incoraggeranno con tutti gli sforzi qualsiasi azione antirussa e ogni tendenze pro-americana.

Secondo Washington quella è una “zona grigia” tra le grandi potenze: Cina, Russia ed EU. Questi Paesi di mezzo che non sono del tutto schierati e senza un proprio orientamento politico, rappresenteranno una delle priorità per il Dipartimento di Stato e per l’USAID ad esso strettamente legata.

Intervista di Oleg Ossipov